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Neurologia

Imparare a riconoscere l’autismo nei bambini

Eh sì il bambino vuole comunicare qualcosa, ma che cosa? La comunicazione è uno scambio di stimoli e risposte tra 2 o più soggetti. La comunicazione interpersonale può avvenire in più modalità: comunicazione verbale basata su un linguaggio scritto ed orale che dipende da regole precise sintattiche e grammaticali. Abbiamo poi la comunicazione non verbale che avviene non tramite parola, ma attraverso un’altra forma di linguaggio fatto di gesti, mimiche e piccoli sguardi; un altro tipo riguarda la voce ossia il tono, il volume, il ritmo, le pause ed altre espressioni sonore.

E dunque il tuo bimbo come comunica?

Quali motivi potrebbero esservi nel caso di difficoltà nel comunicare?

Ebbene il bambino potrebbe avere problemi dovuti ad una forma di autismo; infatti, nello spettro autistico, la comunicazione è alterata. Che cos’è l’autismo? È una domanda alla quale proviamo a rispondere.

L’autismo è un disordine neuro-psichiatrico che colpisce il sistema nervoso. È un problema piuttosto complesso che si manifesta da un punto di vista clinico in modo diverso da soggetto a soggetto e nello stesso soggetto.

Le sue caratteristiche o “sintomi” sono: chiusura relazionale per le difficoltà comunicative, comportamenti stereotipati, difficoltà a comprendere l’altro e dunque l’indifferenza al contesto sociale circostante.

L’autismo è presente in tutti i paesi del mondo, senza particolari problemi di razza ed etnie. In tutti l’elemento comune è la deficienza lessicale, la difficoltà all’empatia e allo sviluppo di relazioni sociali con i coetanei. L’uso dei gesti a scopo comunicativo potrebbe far capire la carenza dei vocaboli conosciuti ed usati e la tendenza ad inventare rituali per essere compresi.

Quali sono le caratteristiche?

In primo luogo la probabilità che le cause siano sconosciute, l’insorgenza precoce, la tendenza all’isolamento, assenza di segni neurologici.

I progressi della neuro-biologia stanno via via individuando le strutture cerebrali ed insistono sui sistemi di neurotrasmissione tra le varie parti che determinano il comportamento.

Come si può capire se si tratta di autismo?

La diagnosi di autismo indipendentemente dalle cause, si fonda sugli aspetti comportamentali del bambino.

Partendo da un piano clinico descrittivo è apparsa subito evidente la ricerca di un concetto unitario di autismo.

L’interazione sociale, la difficoltà nella comunicazione e le anomalie del repertorio delle attività e degli interessi, presenta una notevole variazione fra i pazienti sia in termini qualitativi che quantitativi.

La denominazione disturbi dello stato autistico si diversifica da soggetto a soggetto, ma raccoglie tutte le forme anomali comportamentali.

Si manifesta dal 1 anno di vita ed i genitori dicono che gli sguardi dei bimbi sembrano assenti, che hanno difficoltà tenerli in braccio perché vogliono sgusciare via per ragioni psicologiche ovvero non amano il contatto fisico. In altri l’autismo può dar luogo a bambini che non sorridono o che ridono e piangono senza motivo.

Con il passare degli anni, o meglio nei bambini di età pre-scolare, tale sintomatologia si accentua: tendenza all’isolamento, mancata risposta se chiamato in causa.

I bambini o gli adolescenti potrebbero in un contesto sociale essere inaccessibili quando rifiutano il contatto con amici e coetanei, passivi se si adattano obtorto collo, loro malgrado e solo se stimolati al contesto sociale ed infine bizzarri se hanno reazioni incontrollate e si muovono in modo inopportuno prendendo decisioni sbagliate.

Nelle forme più severe, i bambini rifiutano il contatto con gli altri manifestando disagio se altri si intromettono al suo operato; in quelle più lievi, il bambino socializza meglio ma non è in grado di comprendere tutti i messaggi che sottendono la relazione.

Durante l’adolescenza, il linguaggio lessicale è sempre piuttosto modesto e carente limitandosi alle espressioni essenziali alla sua sopravvivenza.

Altri problemi sono dettati da una rigidità nei ragionamenti o processi mentali più complessi e dalla ripetitività di alcuni movimenti, quali il dondolarsi, lo sfregarsi le mani in modo continuo, lo strappare la carta o gli oggetti, ripetere sempre le stesse parole o gli stessi gesti.

Tale rigidità potrebbe estendersi alla dieta alimentare caratterizzato da un particolare attaccamento ad alcuni alimenti piuttosto che altri o all’imbarazzo all’interno di posti nuovi con persone nuove.

Come decorre l’autismo?

Nel complesso tutti i soggetti ai quali viene fatta una diagnosi di disturbi autistici entro i primi 3 anni di età, c’è un’alta probabilità di migliorare nella comunicazione sociale e nei comportamenti, ma rimane la rigidità e soprattutto la ripetitività nel modo di essere e di agire.

Cosa fare?

Il genitore che nota alcune reazioni anomale o comportamenti incomprensibili per il contesto in cui si è in quel momento, dovrebbe recarsi prima dal pediatra e poi dal neuro-psichiatra. Il pediatra raccoglie informazioni relative alla storia clinica e spesso risulta che durante il travaglio sono insorte complicazioni e l’indice di Apgar era elevato.

Le indagini a cui si fa ricorso sono l’elettroencefalogramma, la risonanza magnetica, test di screening di malattie congenite per problemi di metabolismo e si richiedono controlli oculistici, uditivi.

Se al bambino non viene individuato nulla e sta “bene” si consiglia la consulenza del neuropsichiatra infantile poiché i problemi possono essere di diversa natura.

Sarà quest’ultimo specialista a formulare la diagnosi di autismo.

Si può curare?

La risposta è ni. Tutto dipende dalla tipologia e dalla gravità. Non esiste una terapia specifica, ma vanno individuate le cause in base ai sintomi per poter organizzare un piano terapeutico personalizzato.

Le proposte vanno da quelle farmacologiche ad interventi riabilitativi, interventi pseudo-educativi e psico-terapeutici. I genitori hanno un ruolo importante e devono sentirsi pienamente coinvolti nel processo rieducativo.

L’ippoterapia con il cavallo, la musicoterapia e la pet-therapy possono essere di grande aiuto nel processo evolutivo.

Conclusioni

Il progetto terapeutico, data la variabilità nel corso del tempo, va periodicamente rivisto ed aggiornato in base all’età e ai progressi. Alla famiglia spetta un posto privilegiato poiché può favorire il miglioramento dei rapporti interpersonali dei bambini.

I genitori vanno a oro volta seguiti e guidati per poter diventare maggiormente consapevoli del problema da affrontare insieme al loro bambino e psico-terapeuta.

L’Autismo è riconosciuta come malattia sociale ed è assistita da Servizio sanitario Nazionale.

 

FONTE: Fondamenti di neuropsichiatria dell’infanzia e dell’adolescenza.