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Neurologia

Tunnel cubitale: scegliamo la terapia più efficace

Tunnel cubitaleLa Sindrome del tunnel cubitale è una patologia in cui si ha una infiammazione del nervo ulnare del gomito.

Chi ne è colpito tende a sentire un forte dolore, dal gomito fino alle dita, associato ad una parziale parestesia dell’avambraccio ed una conseguente perdita di forza muscolare.

Analizziamo le terapie più utilizzate per curare questa patologia.

 

La terapia per curare la Sindrome del tunnel cubitale

La terapia per curare la Sindrome del tunnel cubitaleA seconda dello stadio a cui è arrivata la Sindrome del tunnel cubitale, l’esperto neurologo potrà optare per un trattamento conservativo oppure un intervento chirurgico più invasivo.

Il trattamento conservativo viene scelto quando la patologia viene diagnosticata nello stadio iniziale, quando i sintomi e i danni sono leggeri o quando il paziente non può subire le conseguenze di una operazione chirurgica.

In genere i primi effetti di questo tipo di terapia si faranno sentire dopo un mese, anche se è opportuno continuarla per almeno tre mesi, e gli obiettivi che verranno raggiunti possono essere:

  • riduzione della sintomatologia sensitiva,
  • riduzione della sintomatologia dolorosa,
  • controllo e reintegro della mobilità attiva,
  • prevenzione dei danni secondari,
  • recupero delle funzionalità motorie.

Tra le terapie conservative più utilizzate possiamo citare:

  • tutori,
  • terapia occupazionale,
  • neurodinamica,
  • terapia manuale,
  • terapie fisiche,
  • terapia farmacologica.

I tutori, utilizzati soprattutto durante il riposo notturno, servono a garantire la corretta posizione del braccio e della mano e far rimanere il nervo “in scarico” per evitare eventuali compressioni del nervo stesso. Sono costruiti con un materiale termoplastico modellabile alle basse temperature che si adatta perfettamente alla forma desiderata e sono facilmente indossabili dal paziente. Per avere un effetto positivo dovranno essere utilizzati per almeno tre mesi.

La terapia occupazionale ha lo scopo di riabilitare il braccio nelle attività giornaliere. Al paziente viene insegnato come utilizzare il braccio nella maniera corretta e quali posture sono dannose perché vanno a comprimere il nervo. In questo modo si tende a far sparire lentamente i sintomi e soprattutto ad evitare ricadute future.

La Neurodinamica serve a far comprendere al paziente come i movimenti delle articolazioni vanno ad influire sulla tensione nervosa. La terapia viene effettuata tramite il “glide” ossia si mette in tensione il nervo in una zona e poi si rilascia in un’altra, oppure tramite la “tensione” in cui si crea un allungamento per tutta la lunghezza del nervo.

La terapia manuale può avere effetti positivi sulla riduzione del dolore e sulla restituzione dell’elasticità dei tessuti connettivi.

La terapia fisica viene effettuata in varie modalità tra cui gli ultrasuoni, cortisone, stimolazione elettrica, crioterapia e laser. La sua durata è variabile e dipende dalla gravità della situazione e dalla risposta del paziente.

La terapia farmacologica prevede l’utilizzo di vari farmaci tra cui antinfiammatori, integratori di vitamina B6, antiepilettici e corticosteroidi.

Nel caso in cui la patologia viene diagnosticata allo stadio avanzato e se il trattamento conservativo non ha avuto effetti positivi, si dovrà procedere con l’operazione chirurgica che sarà di due tipologie:

  • decompressione in situ in cui il nervo viene decompresso ma lasciato nella sua posizione originale,
  • decompressione con trasposizione in cui il nervo viene decompresso e quindi spostato.

Fonte: Il trattamento fisioterapico delle sindromi canalicolari