Categorie
Oculistica-Oftalmologia

Cross-linking: nuove possibilita’ di cura per il cheratocono

Il  cheratocono è una malattia degenerativa della cornea che può divenire, nel corso degli anni, fortemente invalidante. Colpisce una persona su 500, in modo più o meno grave, con un’incidenza maggiore tra giovani, adolescenti e bambini.

L’intervento di cross-linking corneale permette di rinforzare la struttura della cornea affetta da cheratocono attraverso l’intreccio e l’aumento dei legami tra le fibre del collagene corneale (cross-linking).

1915065Il problema si rende evidente quando la parte centrale della cornea inizia ad assottigliarsi e s’incurva progressivamente verso l’esterno, deformandosi così a forma di cono. La curvatura irregolare che si viene a creare cambia il potere refrattivo della cornea, producendo di conseguenza distorsioni delle immagini ed una visione confusa sia da vicino che da lontano.
Se non diagnosticato tempestivamente o non trattato in modo corretto, può condurre il soggetto al trapianto di cornea

Una patologia degenerativa

Si tratta di  una patologia dal costo sociale alto poiché  colpisce generalmente  pazienti non affetti da altri disturbi visivi e con una lunga prospettiva di vita.

In molti casi è possibile migliorare il visus con occhiali o con lenti a contatto. Contattologi esperti sono dell’opinione che le lenti a contatto morbide non siano compatibili con la patologia del cheratocono. Tuttavia in alcuni casi queste lenti possono essere utilizzate come soluzione estrema, a volte in contemporanea con lenti RGP.

L’uso combinato di queste lenti, chiamato Piggy Back, viene utilizzato sulle cornee particolarmente irregolari dove si rileva una eccessiva fragilità epiteliale centrale ed un’elevata sensibilità ai corpi estranei, dove quindi l’adattamento alle RGP risulta difficile.

Nei casi più gravi si rende necessario il ricorso a tecniche chirurgiche invasive quali principalmente il trapianto di cornea totale o lamellare.

Una tecnica “giovane”

La tecnica, avviata in Germania nel 1997 , consiste nell’instillare delle gocce di vitamina B2 (riboflavina) sulla cornea con epitelio rimosso (fase di imbibizione) ed esporre successivamente la cornea a una luce ultravioletta (fase di irradiazione). La reazione chimica dei raggi UV-A che stimolano la riboflavina comporta un rafforzamento dei legami nel collagene corneale con un conseguente indurimento della cornea. Gli studi hanno dimostrato che si riesce a bloccare l’evoluzione della malattia e, in molti casi, si verifica una diminuzione della curvatura della cornea (2 diottrie in media). Successivamente sono state introdotte alcune innovazioni quali l’utilizzo di soluzioni a base di riboflavina ed enhancers in grado di penetrare nello strato stromale della cornea attraverso l’epitelio superficiale, rendendo non necessaria la sua rimozione preventiva (tecnica denominata epi-on)

Un trattamento chirurgico relativamente recente è rappresentato dagli inserti intracorneali (ICRS).  La tecnica, che migliora sensibilmente l’acuità visiva dei pazienti (visus), consiste nell’impianto di microscopici inserti in materiale sintetico trasparente appena sotto la superficie dell’occhio, alla periferia della cornea. Un’ulteriore opzione è la Mini Cheratotomia Radiale Asimmetrica (M.A.R.K.), tecnica chirurgica incisionale che provoca una cicatrizzazione controllata della cornea, la quale cambia forma e spessore secondo il bisogno dell’occhio affetto da cheratocono.

Questa tecnica può essere combinata con il cross-linking al fine di rinforzare ulteriormente la cornea.

Le forme più gravi tuttavia, che sono progressive e conducono ad uno sfiancamento ed assottigliamento della cornea, o il cheratoglobo, necessitano invece di un intervento chirurgico radicale come il trapianto di cornea.

E in Italia?

Negli ultimi 20 anni alcuni specialisti italiani stanno sperimentando una  nuova tecnica chirurgica che consentirebbe di far regredire il cheratocono ad uno stadio precedente e quindi di migliorare il difetto di vista fino ad eliminare gli occhiali nei casi più favorevoli. Tale tecnica è detta di  “Anelli intrastromali corneali di Ferrara”; si tratta di una tecnica  ambulatoriale con anestesia di superficie con gocce.

Il paziente va a casa subito dopo l’intervento e già il giorno dopo può ricominciare una vita del tutto normale.
L’intervento prevede l’introduzione di uno o più anelli in PMMA, (polimetilmetacrilato), un materiale plastico rigido,.dall’interno dello spessore corneale.
L’inserimento degli anelli può essere eseguito con l’ausilio del laser a femtosecondi, un laser in grado di tagliare i tessuti trasparenti con una lama di luce guidata da un software, che può creare qualsiasi disegno nel tessuto corneale. Gli anelli di Ferrara hanno lo scopo di appiattire la cornea sfruttando le caratteristiche elastiche della stessa.  Naturalmente l’inserimento di anelli intrastromali corneali deve essere seguito dal trattamento con cross linking.

Le due tecniche si potenziano vicendevolmente e danno risultati ottimali quando eseguite da personale altamente specializzato.
L’ impianto di anelli intrastromali è un intervento conservativo nei confronti dell’integrità della struttura corneale e presenta il vantaggio di reversibilità. È però applicabile soltanto nelle forme meno gravi di cheratocono, in cui la forma e la trasparenza della cornea non siano seriamente compromesse.