Ogni anno, in Italia, si registrano oltre 400mila fratture all’anca, alle vertebre, alle braccia o alle caviglie. A cui si devono aggiungere le circa 80.000 fratture al femore, tipica dell’età più avanzata. E’ il risultato di uno degli studi più ampi condotti in Italia per valutare l’incidenza di fratture negli over 45. Lo studio coordinato da Umberto Tarantino, della Divisione di Ortopedia e Traumatologia dell’ospedale Tor Vergata di Roma, al quale hanno partecipato 10 fra i più importanti centri italiani di Ortopedia e Traumatologia, è partito ponendosi due domande: la prima su quanto siano frequenti in Italia le fratture da fragilità dell’anca e quelle “minori” (all’omero, all’avambraccio, alle caviglie e alle vertebre), e la seconda su quanto spesso queste fratture portano i pazienti in ospedale. I ricercatori hanno analizzato oltre 29mila pazienti, uomini e donne, arrivati con una frattura da fragilità nei 10 pronto soccorso degli ospedali partecipanti lungo l’arco di 3 anni, dal 2004 al 2006. I dati sono stati poi messi a confronto con le schede di dimissione ospedaliera nazionali. I risultati di questa ampia ricerca indicano innanzitutto che le fratture da fragilità, anche quelle minori, sono tutt’altro che rare negli ultra-quarantacinquenni italiani: ogni anno si registrano infatti circa 87mila fratture dell’anca, 48mila dell’omero, 36mila della caviglia, 85mila del polso e addirittura 155mila fratture vertebrali da fragilità. Le conseguenze delle fratture da fragilità non sono irrisorie: il 93 per cento di chi si rompe un’anca infatti deve essere ricoverato, ma pure nel caso di fratture minori l’ospedale non è un’eventualità remota visto che ci finisce il 36 per cento di chi si frattura l’omero, il 31 per cento di chi ha subito una frattura della caviglia, il 27 per cento di chi si frattura una vertebra e il 22 per cento di chi si rompe l’avambraccio o il polso. E poiché il numero degli anziani in Italia è destinato ad aumentare, la fragilità ossea, denunciata da questi numeri già in età “giovane”, rischia di diventare un problema molto serio, tenendo conto che i costi sanitari relativi alle fratture d’anca sono ormai paragonabili a quelli per l’infarto. I dati raccolti in questo studio, pubblicati sulla rivista Arthritis Research and Therapy, su un campione rappresentativo della popolazione in ospedali di diverse regioni, sono perciò indicativi della situazione generale che non appare rosea, viste le cifre, i costi collettivi e visti anche i tassi di ospedalizzazione a seguito delle fratture. Appare quindi necessario pensare e mettere in atto adeguate strategie di prevenzione non facendosi mancare calcio e vitamina D dalla dieta, svolgendo una regolare attività fisica e adottando uno stile di vita sano. Una frattura da fragilità (ovvero senza che ci sia stato un trauma a provocarla) dopo i 45 anni non deve essere sottovalutata perché può indicare la presenza di osteoporosi e quindi la necessità di strategie di prevenzione delle fratture ancora più mirate.
Articolo di Redazione
Fonte: Corriere della sera, 20 gennaio 2011