Categorie
Psichiatria e Psicoterapia

Bulimia e anoressia nervosa, disturbi alimentari da tenere sotto controllo.

anoressia e bulimia nervosaI disturbi del comportamento alimentare sono sempre più diffusi, in particolare negli adolescenti.

Questa tendenza, da decenni è presente nella nostra società, spesso viene valutata all’interno degli studi di psichiatria e psicologia, non solo per una diagnosi individuale ma anche per l’individuazione di fenomeni sociali rilevanti come bulimia e anoressia.

Diverse ricerche di psichiatria e nutrizionali hanno messo in luce come anche la classificazione di questi disturbi ha la sua importanza, dato che i criteri vengono impostati periodicamente in questo senso e possono svelare tendenze socio-patologiche importanti. Il manuale più utilizzato da ricercatori, medici psichiatri per classificare i disturbi mentali è il DSM-5 –  il Manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali redatto dalla American Psychiatric Association, che nelle sue versioni (la 5 è del 2013) si propone di creare dei criteri comuni di diagnosi per molti paesi.

Nella classificazione dei disturbi alimentari, i nuovi criteri hanno determinato un’analisi più approfondita di anoressia e bulimia nervosa, coinvolgendo anche altri disturbi alimentari. Secondo uno studio condotto nel reparto di Salute Mentale del St Vincent’s Hospital a Melbourne, Australia sembra che, condotti ad una diagnosi accurata secondo le linee-guida del DSM-5, si siano ridotti di molto i disturbi alimentari o nutrizionali non specificati ma siano stati diagnosticati invece con un forte aumento i casi di anoressia nervosa e bulimia nervosa. Diagnosi che vedono un aumento dal 35% al 47%, mentre almeno un 5% viene classificato come disturbo da eccessi alimentari – anche questo sempre più diffuso.

Il problema riguardante il rapporto con il cibo è assai antico, fa parte della storia umana, ma in un’epoca di benessere sembra che la forte disponibilità di alimenti e la pressione sulle regole alimentari, abbia scatenato e ampliato le problematiche legate anche all’affettività, ai rapporti sociali e alla propria immagine.

Un aumento sensibile di casi di bulimia e anoressia nervosa possono essere spia di problematiche socioculturali ma anche di disturbi psichiatrici, che nel tempo portano ad un peggioramento del quadro clinico del paziente se non adeguatamente valutati.

Classificazione dei disturbi del comportamento alimentare.

Tra i diversi disturbi nutrizionali che sono stati introdotti e individuati nel DSM-5 ci sono:

  • disturbo da ruminazione
  • disordine restrittivo-evitante del cibo (riguardante l’assunzione degli alimenti)
  • anoressia nervosa
  • bulimia nervosa
  • picacismo – denominato anche allotriofagia o pica, consiste nell’ingestione continuata di sostanze non nutritive (terra, carta, legno, etc.)
  • disturbo da alimentazione incontrollata – ovvero eccessi alimentari – detto binge-eating disorder

Vi sono poi i disturbi dell’alimentazione non specificati (DANAS) che sono stati studiati negli ultimi anni per una sempre più completa diagnosi a livello psichiatrico e comportamentale.

Inoltre, la situazione non sembra facile, dato che molti pazienti tendono a passare da uno stato di disordine alimentare all’altro, da bulimia ad anoressia ad esempio, mantenendo comunque dei disturbi del comportamento alimentare gravi.

Cibo e gratificazione, i meccanismi alla base dei disturbi alimentari.

bulimia nervosaSpesso alla base di questi disturbi dell’alimentazione, anche nella migrazione da uno all’altro, si trova alla base un meccanismo patologico legato alla disfunzione del sistema che regola il piacere e la ricompensa, un alterazione dei processi di gratificazione e della funzione cosiddetta edonica.

In mancanza di una regola chiara e di un “dis-controllo impulsivo” si creano meccanismi di dipendenza e assuefazione dal cibo, nell’anoressia nervosa da digiuni auto-imposti, mentre nella bulimia nervosa si tratta di abbuffate senza limite. In particolare nella bulimia, il meccanismo più forte è quello di mettere a tacere stati emotivi negativi e di ansia, tramite la gratificazione del cibo.

A livello psichiatrico e neuronale è coinvolto il circuito nervoso mesolimbico, che controlla i sistema di gratificazione. Diversi pazienti coinvolti nelle patologie legate ai disturbi alimentari presentano infatti una disfunzione in questa regione ma ancora non sono state messi a punto dei trattamenti efficaci né di prevenzione rispetto a queste ricerche di neuropsicologia e neurobiologia.

Le ricerche, dopotutto, sembrano ancora ad uno stadio iniziale e i meccanismi neurobiologici che consentono a questi disturbi di manifestarsi ancora non sono adeguatamente studiati.

Gli studi fatti recentemente tra neurobiologia e genetica hanno confermato una interazione fra fattori genetici, neurobiologici e ambientali che possono portare ai disturbi dell’alimentazione.
Sono coinvolti alcuni neurotrasmettitori e neuromodulatori che regolano il comportamento alimentare risultano modificati e con valori anormali; in particolare la dopamina, un neurotrasmettitore cerebrale che può giocare un importante ruolo in quanto presiede alla gratificazione e alla sensazione di piacere e soddisfazione. Anche la leptina, un ormone recentemente alla ribalta della ricerca, è coinvolto e agisce sull’ipotalamo, per l’iperattività che contraddistingue i soggetti anoressici.

In base a queste ricerche di neurobiologia potrebbero essere in futuro, realizzate nuove cure a livello di psicofarmaci ma anche di psicoterapia e terapia nutrizionale, per una corretta alimentazione che sostenga il recupero. In realtà non esistono degli specifici psicofarmaci per i disturbi dell’alimentazione ma diverse possibilità di agire a livello farmacologico per alcuni disturbi correlati oppure per ristabilire i livelli di ansia, e agire sui neurotrasmettitori – ad esempio la serotonina nei casi di depressione e anoressia. In ogni caso la ricerca è attiva sulle possibilità di azione, anche dal punto di vista farmacologico.

Anoressia, disturbo psichico e sociale.

anoressia nervosaConsiderata ormai una malattia sociale, che interessa prevalentemente le donne, l’anoressia nervosa si manifesta in genere intorno ai 12 anni (e fino ai 25), anche se ovviamente coinvolge anche un numero sempre maggiore di adolescenti e uomini.

Il rifiuto del cibo è conseguenza della riduzione dello stimolo dell’appetito, spesso totalmente mancante, in uno stato detto di iporessia. Diversi pazienti colpiti da anoressia, secondo le ultime ricerche, manifestano alterazioni di alcuni peptidi che mandano segnali di fame o sazietà, il cui sconvolgimento è correlato anche con l’insonnia e l’aumento di peso.

Questa scoperta ha dato la possibilità di agire nel trattamento clinico dei pazienti, proprio su questi peptidi. Un fattore molto importante che richiede attenzione nell’anoressia è la tendenza alla denutrizione prolungata, che può portare in tempi brevi a conseguenze anche molto gravi per l’organismo, e quindi necessita di interventi di cura tempestivi.

Bulimia, cause e possibilità di cura.

disturbi alimentari bulimiaL’esordio di questo disturbo del comportamento alimentare varia di solito tra i 14 e i 30 anni, ma sempre più casi di pre-adolescenti sono coinvolti nel fenomeno della bulimia nervosa.
Uno dei disturbi alimentari più diffusi, che porta il paziente a ingoiare una quantità eccessiva di cibo e poi ricorrere a metodi vari per non metabolizzarlo, e quindi non ingrassare. Si va dal vomito autoindotto alle purghe, digiuni periodici ed esercizio fisico.

Le cause spesso sono da ricercare nei fattori sociali ed economici della famiglia di origine, nel senso di gratificazione immediata che il cibo può rendere di fronte ad ansie e incertezze relazionali ma, in diversi casi, sono presenti anche problematiche legate ad altri disturbi mentali, nei quali la bulimia è un fattore evidente nel comportamento alimentare.

Le conseguenze, ovviamente sono gravi anche in questo caso e, nel tempo, si pongono in particolare come predisposizione alle malattie cardiovascolari.

Le possibilità di cura della bulimia nervosa, come in altri casi di disturbi alimentari, vanno valutate dallo psichiatra, a volte in collaborazione con psicoterapeuti e nutrizionisti a seconda delle cause e delle modalità bulimiche.

Dall’anoressia alla bulimia: l’instabilità diagnostica.

Migrando da una patologia all’altra, diversi pazienti manifestano i loro disturbi relativi all’alimentazione anche in modo instabile, creando così delle problematiche anche a livello di cura. È fondamentale in questi casi seguire accuratamente il passaggio, da parte di medici e familiari, attraverso il quale il paziente crea delle richieste di attenzione spesso anche molto complesse.

L’instabilità diagnostica in particolar modo sembra diffusa nei pazienti anoressici, che migrano verso la bulimia nervosa, almeno nel 50% dei casi! In molti disturbi di tipo psichiatrico sembra sia diffusa la migrazione da un disturbo all’altro, il che ha aperto nuove frontiere a questo tipo di studi di settore, che vedono la classificazione ad alcune categorie DSM come un blocco ad una diagnosi più ampia, che comprenda vari disturbi alimentari.

Fonti

http://bjp.rcpsych.org/content/early/2015/02/23/bjp.bp.113.143461
http://www.psychiatryonline.it/node/4283