La calciuria è un esame, effettuato in laboratorio, il cui scopo è di determinare la quantità di calcio presente nelle urine.
Una concentrazione di calcio nell’organismo in eccesso o in difetto, ipercalciuria o ipocalciuria, può essere legata a varie patologie anche importanti. Quindi si tratta di un esame medico fondamentale per individuare tempestivamente problemi del nostro corpo.
L’importanza del calcio nell’organismo
Il calcio è un elemento fondamentale per il nostro corpo ed è necessario assumerne giornalmente la giusta quantità, che in parte viene depositata nelle ossa ed in parte circola per l’organismo. Queste due quantità devono essere tra di loro in equilibrio altrimenti si possono manifestare patologie come l’ipercalciuria e l’ipocalciuria.
Il fabbisogno giornaliero di calcio in una persona in età adulta è di circa 700 mg e tale quantità può aumentare fino a 1500 mg in alcune fasi della vita come lo sviluppo, la gravidanza e l’allattamento.
Il delicato equilibrio della concentrazione di calcio circolante nel nostro corpo è regolata da due ormoni: il paratormone ne aumenta il livello mentre il tireocalcitonina lo diminuisce. Grazie alla calciuria siamo in grado di studiare il metabolismo del calcio nell’organismo ed individuare eventuali anomalie delle ghiandole che producono gli ormoni interessati.
Quali sono i valori normali di calciuria?
Negli uomini il valore normale di calciuria giornaliero è in genere compreso tra 100 a 300 mg.
Nelle donne il valore normale di calciuria giornaliero è in genere compreso tra 100 a 250 mg.
Come si esegue la calciuria? Le corrette indicazioni dei medici.
Alcuni giorni prima dell’esame è necessario prestare attenzione alla quantità di calcio introdotta nell’organismo. Questo controllo è fondamentale per avere un parametro di riferimento e non invalidare i risultati dell’esame finale.
La calciuria viene eseguita raccogliendo le urine nell’arco di 24 ore in un apposito contenitore di vetro decalcificato che viene fornito dal laboratorio medico.
La raccolta inizia la mattina avendo l’accortezza di eliminare la prima minzione e segnando accuratamente l’orario di emissione. Da questo momento dovrà essere raccolta tutta l’urina prodotta nelle successive 24 ore.
È importante prestare attenzione a non contaminare il contenitore con peli, feci o altre sostanze che potrebbero alterare i risultati dell’esame. Per questo motivo i medici consigliano di urinare in un altro contenitore e travasare di volta in volta le urine nel contenitore più grande che andrà consegnato al laboratorio. Tra una minzione e l’altra il contenitore dovrà essere conservato ben chiuso in frigorifero.
La raccolta delle urine terminerà allo scadere delle 24 ore in cui dovrà essere effettuata un’ultima minzione completa che dovrà svuotare tutta la vescica, anche se non si ha lo stimolo di urinare.
Il contenitore dovrà essere contrassegnato con i dati del paziente (nome, cognome, data ed orario di raccolta) e portato al laboratorio che effettuerà l’esame della calciuria.
Attenzione! Questo esame non dovrà essere eseguito dalle donne durante le mestruazioni per non rischiare di contaminare le urine con altri fluidi corporei.
Ipercalciuria e ipocalciuria: le cause
I risultati dell’esame potrebbero evidenziare una concentrazione anomala di calcio nell’organismo; si parla di ipercalciuria quando tale concentrazione è alta e ipocalciuria quando è bassa. A questo punto saranno necessari ulteriori esami di approfondimento in quanto queste anomalie possono essere legate a varie patologie.
In particolare l’ipercalciuria può essere il sintomo di:
- iperparatiroidismo, eccessiva funzionalità delle ghiandole paratiroidi,
- insufficienza renale, i reni non riescono ad assorbire il calcio che rimane disciolto nelle urine,
- calcoli renali,
- alimentazione non adeguata troppo sbilanciata verso alimenti ricchi di calcio, eccesso di vitamina D o dieta iperproteica,
- disidratazione,
- tumori.
L’ipocalciuria, invece, può essere legata a:
- ipoparatiroidismo,
- alimentazione non adeguata povera di vitamina D
- problemi di assorbimento delle sostanze ingerite con i cibi.
Fonte: www.ncbi.nlm.nih.gov