Circa il 10% degli italiani ha avuto problemi di calcoli renali: stime non da poco, che la Società Italiana di Medicina Generale ha rilasciato con indagini sullo stato di salute dei reni, e non solo, negli ultimi anni.
La patologia della calcolosi urinaria o nefrolitiasi può essere presente infatti anche solo con un episodio, riscontrato da circa il 6%, con una prevalenza leggera degli uomini affetti da calcoli renali, piuttosto che dalle donne.
Calcolosi renale, cause e rischi
Quando si citano i calcoli renali, si intende la presenza di formazioni solide, cosiddette “pietruzze” all’interno dell’apparato urinario. I calcoli si formano, di solito, in un arco di tempo che varia dai 2 ai 5 anni, grazie alla precipitazione di sostanze disciolte nelle urine, che si aggregano divenendo dei calcoli veri e propri calcoli.
Queste sostanze in genere sono date dal calcio, l’acido urico, l’ossalato: i calcoli delle vie urinarie si possono formare però anche per carenza di sostanze come il magnesio urinario e il citrato.
È importante capire la composizione dei calcoli e di determinati parametri delle urine, per poter diagnosticare ma soprattutto impostare una terapia efficace contro la calcolosi renale. L’obiettivo delle cure per la nefrolitiasi sono in genere volte su due fronti, con la riduzione al minimo delle precipitazioni dei sali urinari, che sono la causa dei calcoli renali, così come è importante assicurarsi l’aumento delle sostanze che ne prevengono la formazione.
Tra le cause di formazione dei calcoli renali e rischio degli episodi di colica renale, ci sono, oltre all’alimentazione scorretta, la predisposizione genetica, la disidratazione con scarso apporto di liquidi, le infezioni croniche delle vie urinarie e i disordini metabolici (sindrome metabolica, obesità, ipertiroidismo e iperparatiroidismo).
La renella
La sola precipitazione delle sostanze suddette, senza aggregazione eccessiva, dà luogo alla cosiddetta renella, ovvero piccoli aggregati cristallini che si formano nei reni e migrano verso la vescica e l’apparato delle vie escretrici, causando disturbi della minzione o coliche. Non sono deri veri e propri calcoli renali, dato che la renella è composta da granelli con un grado di aggregazione e durezza ridotti, con espulsione agevole, asintomatica nella maggior parte dei casi.
Sintomi della nefrolitiasi
Spesso la patologia dei calcoli renali è asintomatica e il primo dei segnali della presenza di calcoli renali è dato da un dolore intenso che inizia quando il calcolo si muove nelle vie urinarie, ostruendo il flusso dell’urina, per arrivare alla colica renale.
La dieta come prevenzione dei calcoli renali
Per prevenire la nefrolitiasi è fondamentale un’azione di prevenzione con attenzione alla dieta, che dovrebbe essere povera di sodio, con poco apporto di proteine animali, mentre a normale contenuto di calcio.
Ovviamente, diversi consigli nutrizionali possono essere forniti dal nefrologo o dal dietologo, a seconda dei casi specifici, magari con altre patologie presenti o intolleranze alimentari.
In ogni caso, è bene sapere che la nefrolitiasi è una patologia con un alto tasso di ricadute rispetto agli episodi dei calcoli renali, e per questo è importante la prevenzione sia della patologia che della ricaduta. Per questo la corretta alimentazione è la prima cura per prevenire la calcolosi: le sostanze della composizione delle urine provengono dalla dieta! Va studiata e concordata con uno specialista nefrologo e dietologo, anche se alcune indicazioni generali di dieta sono la base, sempre valida.
Alimentazione per chi soffre di calcoli renali o vuole prevenirli
Per chi soffre di calcoli renali dovuti ad ossalato di calcio è consigliata una dieta a basso contenuto di sale. Con la riduzione dei cibi contenenti ossalato in modo eccessivo (spinaci, bietola, rabarbaro, barbabietola rossa, tè, nocciole, cioccolata, frutti di bosco).
- Introdurre alimenti contenenti calcio, per equilibrare l’assunzione di ossalato ed evitarne l’assorbimento.
- Riduzione degli zuccheri.
- Ridurre il consumo di sale nella preparazione degli alimenti e non aggiungerlo in tavola. Evitare anche cibi trattati con sale conservati in scatola, affumicati, essiccati e in salamoia.
- Evitare alcolici e superalcolici, cibi ricchi di grassi idrogenati, snack salati, salumi e insaccati con alto livello di grassi saturi e condimenti grassi come burro, panna, lardo, etc.
- È consigliato un consumo di acqua abbondante, di almeno 2 litri al giorno, distribuiti lungo tutto l’arco della giornata e anche di notte (in caso di risveglio notturno). Nei periodi di caldo e di attività fisica sportiva, si può aumentare oltre i 3 litri.
- È consigliato il consumo di pane senza sale e formaggi freschi, meno ricchi di sale dei formaggi stagionati.
- Aumentare il consumo di alimenti che contengono i fitati, composti in grado di imprigionare i sali minerali ed evitarne l’assorbimento e l’aggregazione (soia, crusca dei cereali).
Per chi soffre di calcoli renali da acido urico, la dieta deve contenere una ridotta quantità di purine, sostanze contenute nei prodotti di origine animale – le purine aumentano l’escrezione di acido urico nelle urine e le rendono più acide, favorendone la precipitazione.
- È importante, quindi, evitare l’elevata assunzione di proteine animali, che aumentano la probabilità della formazione di calcoli renali.
- Ridurre estratti e brodo di carne, frutti di mare, acciughe, sardine sottolio, aringa, caviale, cacciagione, carni rosse, dolcificanti e bevande alcoliche.
- Aumentare il consumo di frutta e verdura, evitando quella troppo ricca di zuccheri.
Nel caso di calcoli dovuti alla cistina (un amminoacido presente in molte proteine), è importante bere fino a 4 litri di acqua ogni giorno, con una dieta a bassissimo contenuto di proteine animali derivanti da carni, pesce e uova. In contemporanea potrebbe essere utile inserire nella dieta per i calcoli da cistina anche l’assunzione di citrato di potassio, in grado di alcalinizzare le urine.
Esiste anche la possibilità di calcoli renali dovuti alla formazione di cristalli di struvite, è bene sapere che questa è causata da una infezione batterica a carico delle vie urinarie, che necessita di un trattamento da uno specialista, anche a livello di dieta.
Un’ottima abitudine è quella di cucinare con metodi di cottura salutari come la cottura a vapore, microonde, griglia o piastra, pentola a pressione, evitando la frittura o i bolliti di carne.
È consigliato un costante controllo del peso e dei valori di metabolismo basale, favorendo il dimagrimento per evitare disturbi collaterali che potrebbero aggravare il quadro clinico.
Fonti
https://www.fondazioneveronesi.it/