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Diabete: chi fa tardi la notte rischia di più!

insonnia diabete rischiCarenza di sonno e alimentazione sbilanciata sono i fattori che aumentano i rischi di sviluppare il diabete.

Per i nottambuli non sarà un’ottima notizia ma fare le ore piccole spesso e volentieri dev’essere compensato con uno stile di alimentazione sano, altrimenti sono seri i rischi di favorire la comparsa di malattie come il diabete.

Una ricerca pubblicata sul Journal of Clinical Endocrinology & Metabolism è stata condotta da un gruppo di ricercatori provenienti da diversi istituti di ricerca su un campione di oltre un migliaio di persone, di età dai 47 ai 59 anni, quindi soggette già anagraficamente alla comparsa del diabete mellito.

Da tale ricerca è stato dimostrato che, coloro che si addormentano tardi la sera e si svegliano la mattina con orari “comodi”, mostrano un maggiore rischio di sviluppare situazioni di sindrome metabolica o di sarcopenia, anticamere del diabete.
Come mai? L’alimentazione squilibrata e la qualità scarsa del sonno creano delle condizioni e stili di vita favorevoli all’insorgere di malattie legate al metabolismo degli zuccheri.

Già sappiamo che l’insonnia fa ingrassare, detto in parole povere: in realtà si creano dei meccanismi che aumentano il bisogno di zuccheri nel caso si abbia dormito per poche ore.

I livelli dell‘ormone della leptina diminuiscono e, dato che la sua funzione è quella di regolare il senso di fame, la sua alterazione fa sì che ci siano segnali di carenza energetica quando invece non sarebbe necessario mangiare.
In definitiva, l’appetito aumenta e si rischia, nel tempo, di ingrassare andando incontro a problemi di sindrome metabolica e sarcopenia. Quest’ultimo disagio metabolico riguarda la perdita della massa muscolare, che si manifesta nel caso di vita sedentaria e inattività fisica nella maggior parte dei casi.
La sarcopenia può portare a varie conseguenze negative sull’organismo, dalla minor forza muscolare e instabilità della postura, alla modificazione della temperatura corporea, in particolare va ad incidere anche sulla omeostasi degli zuccheri.

Gufi e Allodole: metabolismo e rischi

Misurando il grasso corporeo dei soggetti presi in esame per la ricerca, i medici hanno valutato che il grasso viscerale addominale era preminente nei cosiddetti “gufi”, che amano le ore notturne, rispetto alle “allodole”, i mattinieri di natura.Chi si trova a metà strada, in genere lo fa anche per età dato che i più giovani del campione tendevano ancora a rimanere in piedi fino a tardi, mentre i più anziani, avevano più sonno ma anche meno grasso corporeo e trigliceridi nel sangue.

Riguardo alla sindrome metabolica, le donne sono quelle che nel campione sembravano rischiare di più rispetto a questo problema per cui il quadro clinico presentava una tendenza all’accumulo di grasso in eccesso, ipertensione e glicemia alta.

Tutti sintomi che possono portare all’insorgenza di malattie cardiovascolari, ictus e diabete.

Estrogeni e obesità, le ricerche continuano

zuccheri diabeteDiverse ricerche vertono in questo senso, per combattere l’accumulo di grassi, obesità e situazioni che possano portare a malattie cardiovascolari o del metabolismo – particolarmente diffuse nei paesi occidentali e correlate ad una forte disponibilità di cibo, rispetto alla vita sedentaria.
Riguardo alle dinamiche endocrine, sono state condotte delle ricerche sui recettori degli estrogeni, che svolgono un ruolo fondamentale nel controllo dell’omeostasi dell’energia dell’ipotalamo.

Studi che riguardano principalmente la cura per l’obesità, dato che diverse proteine G e recettori degli estrogeni in combinazione, possono superare la resistenza alla leptina, ormone coinvolto in nei processi che portano a diverse forme di obesità.

Questa combinazione, superando la leptino-resistenza nell’organismo, diminuisce il bisogno del cibo e l’aumento del peso corporeo, agendo in modo anoressigeno nell’ipotalamo.

Le ricerche tendono a svilupparsi in particolare per migliorare i farmaci anoressigeni (detti anche anorettici o anoressizzanti) – un gruppo di farmaci o composti anfetaminici il cui effetto è quello di provocare una diminuzione del senso di fame, utilizzati nella cura dell’obesità.

Fonti

http://press.endocrine.org/doi/abs/10.1210/endo-meetings.2015.LEVINE.1.45
http://press.endocrine.org/doi/abs/10.1210/endo-meetings.2015.OABA.2.LBT-095